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Il patrimonio di consensi del presidente Usa è stato messo a repentaglio in pochi giorni dagli attacchi contro il primo Pontefice di origine statunitense
Trump prova così a strangolare Teheran economicamente dopo la rivincita geoeconomica del regime che, bloccando lo Stretto, ha causato un oneroso choc energetico
Lo Stato più grosso e più ricco degli Usa importa il 75% del petrolio (in gran parte dipendente dalle raffinerie del Golfo): un effetto collaterale delle sue severe politiche ambientaliste e di un mercato energetico quasi «insulare»
Lo stretto è diventato un checkpoint geopolitico e arna di negoziazione in mano all'iran. Ma alcuni pagano e altri no: è un sistema selettivo le autorizzazioni riguardano soprattutto paesi considerati «non ostili»
Un anno dopo il «Liberation Day», un economista protezionista traccia un bilancio: le profezie di sventura di molti suoi colleghi non si sono avverate, ma il fine per cui erano stati decisi non si è ancora realizzato. E la guerra in Iran è una «distrazion
Quattro letture (che si integrano) sulla guerra scatenata da Usa e Israele contro l'Iran, che è più difficile, più ambigua e più pericolosa di quanto quasi tutti avessero previsto, ma è anche una prova di credibilità globale. Ora, gli Stati Uniti devono v
come il mainstream cerchi a tutti i costi di normalizzare l'eccezionalità della situazione conflittuale attuale giocando anche con il titolo ad effetto della collana: "I Signori della guerra"
Nel corso degli anni, l'Arabia Saudita ha costruito una rotta alternativa per il suo petrolio: non risolutiva, ma credibile. Ecco qual è - e perché ci riguarda
Niall Ferguson non appartiene alla schiera dei pessimisti cronici. Eppure oggi evoca lo choc petrolifero del 1973, e dice: stiamo percorrendo lo stesso sentiero. È così?
Il presidente delude e spaventa i suoi perché la guerra in Iran rappresenta una clamorosa inversione di rotta rispetto alle fondamenta del «trumpismo», nato come risposta a decenni di politiche distanti dagli interessi della classe media americana
A partire dalla metà di marzo, il ritmo della guerra è già ampiamente rallentato. E i motivi sono legati al successo militare della campagna scatenata da Israele e Stati Uniti
L’Europa è diventata il retroterra logistico della guerra, l'Arabia prova a orientarne l'esito, mentre la Cina è il laboratorio dove ne si misura l'impatto economico
Tutto ciò che sta accadendo in questi giorni con la guerra in Iran è destabilizzante, ma non senza precedenti e la costante è un impatto divaricante tra Usa ed Europa con l'energia utilizzata come mezzo di coercizione
Settant'anni fa, Nasser nazionalizzò il canale di Suez, scatenando uno choc energetico, un intervento militare e una crisi tra Europa e Stati Uniti (su posizioni opposte rispetto al passato). Ecco le lezioni del 1956, interessanti ancora oggi
C'è molta fretta nel sottolineare gli errori di Trump e Netanyahu: ma i bilanci delle guerre non si fanno nel vivo del conflitto, tantomeno nelle sue fasi iniziali. Di certo, poi, questa guerra mette in luce la vulnerabilità e la disunione dell'Europa